Narragonia Express - Il blog di Milton Fernàndez

Ammetto che mi è venuta a noia. Ogni qualvolta mi capita di sentire l’espressione scrittore migrante, so che si tratta di un autore che non leggerò, anche a costo di precludermi epifanie letterarie difficilmente reperibili in un altrove locale. Eppure sono talmente affascinato da questa torma di atomisti girovaghi, transumanti, questi sciamani pulviscolari con i loro alfabeti da ventinove lettere, da trentasei, da quarantotto, da non poter farne a meno. Lettere, a dire di Lucrezio, in perpetuo movimento, con le loro permutazioni combinatorie, la loro ricerca di levità da contrapporre al peso di un’esistenza che cerca, che cercherà di schiantarli a terra, viaggio natural durante.

Si sa che lo scrivere appare, agli occhi degli sprovveduti, come la più abbordabile delle attività umane. Quella chimica elementare tra i cui rudimenti abbiamo imparato a barcamenarci da piccoli, qualche volta perfino con successo, attestato a divinis dai lucciconi della nonna o dall’epica…

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